I parallelismi tra il Piemonte e la Borgogna sono numerosi. Entrambe sono regioni vinicole di grande prestigio, dove la produzione affonda le sue radici in vigneti a conduzione familiare accuratamente selezionati, ciascuno caratterizzato dalla propria posizione geografica e dal proprio terroir.
Tra tutti i vitigni, il Nebbiolo si distingue come il vitigno rosso più pregiato del Nord Italia.
Il Nebbiolo non deve necessariamente essere coltivato a Barolo o a Barbaresco per dare vita a vini ben strutturati e profumati. Raramente si distingue per l’intensità del colore, sviluppando spesso una caratteristica tonalità mattone con l’invecchiamento.
Oggi esistono diverse interpretazioni del Nebbiolo che offrono una qualità eccezionale, tra cui il Nebbiolo d’Alba, il Langhe Nebbiolo e il Langhe Rosso. Questi vini consentono di avvicinarsi a questo vitigno in modo accessibile, pur riflettendone il carattere distintivo.
Il Nebbiolo dà risultati eccezionali in diverse zone del Piemonte, in particolare sulle colline a nord di Novara e Vercelli.
In questa zona, l’uva è conosciuta localmente come Spanna e domina la produzione di numerose denominazioni locali. Tra le più note figurano Ghemme, Gattinara, Boca, Lessona, Bramaterra e Fara, ognuna delle quali offre un’interpretazione unica, plasmata dai terreni locali, dall’altitudine e dalla tradizione.
A prescindere da come viene prodotto, il Barbaresco è sempre un vino tannico che richiede tempo per maturare, in cui la struttura fa da cornice a una straordinaria gamma di aromi complessi e in continua evoluzione.
I grandi vini del Barbaresco e del Barolo possono rivelare note affumicate e boschive che si sovrappongono a una dolcezza profonda, con aromi di lampone, cuoio e spezie, il tutto in perfetto equilibrio tra corposità e freschezza. Con l’invecchiamento, questi vini si evolvono ulteriormente, sviluppando note di catrame, terra, cera o incenso, accompagnate da sentori di rosa, funghi, tartufo e ciliegia secca.
Ciò che li accomuna è la precisione dei tannini e dell’acidità, che rinfrescano il palato senza appesantirlo.
Bruno Giacosa è stato tra i primi a dimostrare che il Barbaresco poteva raggiungere lo stesso livello di intensità del Barolo. È stato tuttavia Angelo Gaja a svolgere un ruolo determinante nel portare il Barbaresco al riconoscimento internazionale.
La zona del Barolo inizia a breve distanza a sud-ovest di Barbaresco, con i vigneti di Diano d’Alba che si estendono tra le due località. Oggi il Barolo figura, insieme ai vini di Bordeaux e della Borgogna, tra i vini più ricercati al mondo.
Tra gli undici paesi del Barolo, Grinzane Cavour è spesso considerata la culla del Barolo moderno.
Il castello che domina il paese un tempo apparteneva a Camillo Benso, conte di Cavour, il primo presidente del Consiglio dell’Italia unita. Nel 1836, egli incaricò l’enologo Paolo Francesco Staglieno di produrre un Nebbiolo raffinato e adatto all’invecchiamento.
All’epoca i vini erano spesso dolci e talvolta frizzanti. L’innovazione di Staglieno consistette nel produrre un vino completamente secco, gettando così le basi per il Barolo che conosciamo oggi.
Un grande Barolo è spesso considerato uno dei vini più esigenti al mondo. Occorrono anni, a volte decenni, di invecchiamento in bottiglia perché riveli il suo vero carattere.
Con il passare del tempo, sviluppa un bouquet etereo e una profondità che rispecchiano sia il vitigno che il territorio da cui proviene.
Per gli ospiti che soggiornano al Relais Villa del Borgo, il Nebbiolo offre un legame più profondo con il territorio.
Da Canelli è possibile esplorare le zone vinicole circostanti, visitare i produttori locali e ammirare i paesaggi che caratterizzano il patrimonio enologico del Piemonte. Il Nebbiolo non è solo un vitigno, ma una storia fatta di territorio, tradizione e tempo.